La separazione dal partner porta malumore e pessimismo, anche nei pesci


Venire separati dal partner getta nel malumore e rende pessimisti. Questo è quanto risulta da una ricerca effettuata su dei pesci. I risultati valgono anche per gli umani? #scienza #psicologia #amore #relazioni

Il nostro umore influenza le scelte che facciamo. Per esempio, quando ci sentiamo ansiosi, tendiamo con maggior probabilità a interpretare delle frasi ambigue in maniera negativa. Questo fenomeno si riscontra anche nel regno animale, come nei canarini o nei bombi.
Cosa succede quando veniamo separati dalla persona che abbiamo scelto e costretti a stare con una che non vogliamo?

I ricercatori hanno addestrato dei pesci (ciclidi) a distinguere tra scatole col coperchio nero o bianco poste all’interno dell’acquario, una delle quali conteneva del cibo. In questo modo, i pesci erano in grado di scegliere e aprire la scatola col cibo.
Se veniva data loro una scatola col coperchio grigio (cioè una via di mezzo rispetto alle altre due), la maggior parte dei pesci tendeva a curiosare, sperando ottimisticamente di trovare qualcosa da mangiare.
I ciclidi sono monogami a vita, una volta scelto il partner non lo lasciano più e insieme formano una coppia affiatata, molto efficace nel difendere le uova. Per questo motivo, nello studio a 35 ciclidi femmine è stato fatto scegliere il partner preferito. In seguito, il partner prescelto è stato rimosso, mentre in un’altra condizione è stato lasciato con la compagna.

Dai risultati è emerso che le femmine separate dal compagno mostravano scarso interesse nella scatola col coperchio grigio, come se avessero perso la speranza e quindi l’ottimismo nel trovare da mangiare.
Lo studio suggerisce che i legami di coppia costituscono un fenomeno emotivo, e che in quanto tale, influisce sull’umore e soprattutto sulla presa di decisioni.
 

Fonti:
- Laubu, C. (2018). Emotions et personnalité: au cœur des décisions chez un poisson monogame (Doctoral dissertation, Université Bourgogne Franche-Comté).

Grattacapo: perché ci grattiamo la testa quando pensiamo


I gesti comunicano dei messaggi al pari delle parole. Grattarsi la testa è un gesto quotidiano, che si mette in atto quando si è confusi o ci si concentra, e avrebbe uno scopo specifico, sebbene difficilmente intuibile. #psicologia #curiosità #evoluzione #scienza #science

In condizioni di stress, i primati, inclusi gli umani, possono tendere a grattarsi. Uno studio¹ ha approfondito questo comportamento su un campione di primati (Macaca mulatta), ipotizzandone una funzione sociale.
I ricercatori hanno scoperto che l’atto di grattarsi era molto più probabile in momenti di aumentato stress sociale, come per esempio trovarsi vicino a individui di rango più elevato, o vicino a non-amici. Inoltre, quando i macachi si grattavano, le successive interazioni sociali erano con meno probabilità di tipo aggressivo, quanto piuttosto affiliative.
Secondo i ricercatori, rivelando il proprio stato di stress agli altri, cioè grattandosi, i primati diminuirebbero le possibilità di essere attaccati, in quanto la loro reazione potrebbe essere imprevedibile, rendendo quindi l’attacco da parte di un nemico rischioso o, tutt’al più, non necessario.
Le aggressioni sarebbero quindi meno probabili, e al loro posto sia chi comunica il proprio stato di stress sia chi lo osserva beneficerebbero piuttosto di una coesione sociale

Fonti:
¹ Whitehouse, J., Micheletta, J., & Waller, B. M. (2017). Stress behaviours buffer macaques from aggression. Scientific reports, 7(1), 11083.

Donne schiave degli ormoni? Un pregiudizio scientifico



La psiche femminile è più influenzata dagli ormoni di quella maschile? Forse non così tanto, ma non tutti gli scienziati lo sanno. 🔬🧪🐁 #science #scienza #donne #psicologia

Uomini e donne sono diversi, complementari... Ma pur sempre umani.
Questo sembrerebbe essere stato in parte trascurato nella ricerca scientifica, come “denuncia” l’autrice dello studio¹, Rebecca Shansky, professore associato nel Dipartimento di Psicologia alla Northeastern University di Boston.
Ancora oggi infatti persiste l’idea che la psiche di una donna sia il prodotto diretto dell’attività ormonale nelle sue ovaie, riducendola quasi a una “marionetta” ormonale in preda alle emozioni.
Al contrario (negativamente), quindi, degli uomini. Tuttavia, anche gli uomini hanno ormoni ed emozioni. Il problema risiede nel fatto che la ricerca scientifica, che conduce un gran numero di esperimenti principalmente su topi da laboratorio, predilige esemplari maschi, per evitare l’eccessiva variabilità e confusione nei dati che l’assetto ormonale delle cavie femmine porterebbe.
Questo pregiudizio si fa sentire molto di più nel campo delle neuroscienze, ma non trova necessariamente conferma.
Per esempio, una meta-analisi² del 2014 non solo non evidenziava differenze nei dati raccolti in campioni di entrambi i sessi, ma addirittura in alcuni casi i dati provenienti dalle cavie maschili variavano di più rispetto a quelli delle femmine.
In nessun caso il pregiudizio può essere giustificato né perdonato, ma se nella vita quotidiana siamo tutti portati, in maniera automatica, a ricorrere a idee preconcette, ciò nella scienza non solo non può essere tollerato, ma può risultare ancora più dannoso.
È necessario che la ricerca scientifica, per il bene dell’intera comunità e del progresso, non abbassi la guardia e corregga eventuali derive verso simili pregiudizi.

Fonti: ¹ Shansky, R. M. (2019). Are hormones a “female problem” for animal research?. Science, 364(6443), 825-826. ² Prendergast, B. J., Onishi, K. G., & Zucker, I. (2014). Female mice liberated for inclusion in neuroscience and biomedical research. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 40, 1-5.

Perché le fake news hanno successo?



Tutti ne parlano, ma non tutti le riconoscono e cadono nel tranello delle fake news. 🚫📰 Perché? Un antropologo ha individuato le caratteristiche principali che inducono la gente e leggere e condividere notizie false.

“Babysitter ricoverata in ospedale dopo essersi inserita un bambino nella vagina.” Nel 2017, questa notizia falsa è stata la più diffusa su Facebook.
Stando ai risultati dello studio¹ condotto dall’antropologo Alberto Acerbi, il fascino per questo tipo di notizie è dovuto a diversi attributi: minaccia, sesso, disgusto per esempio caratterizzano le fake news più popolari.
Questi risultati confermano e approfondiscono il filone di ricerca che valuta l’impatto e la diffusione di determinate narrazioni, come le leggende metropolitane, e fa capire anche un po’ di più di noi stessi, di come funzioniamo e verso quali tipi di stimoli siamo attratti e conserviamo in memoria, sia per ragioni positive che negative.
Per esempio, informazioni con accezioni negative vengono ricordate meglio di quelle raffigurate positivamente: “il 60% dei contenziosi civili finisce senza alcun risarcimento per il querelante, che deve anche pagare le spese legali” è una storia ricordata meglio della stessa in accezione positiva, cioè: “Il 40% dei contenziosi civili vince e ottiene un risarcimento monetario per i querelanti”.

Lo studio¹ è scaricabile gratuitamente dal sito di Nature, ed è possibile leggere una sintesi nell’articolo² di Query, la rivista del CICAP (link a seguire 👇).

Fonti:
¹ Acerbi, A. (2019). Cognitive attraction and online misinformation. Palgrave Communications, 5(1), 15. (scaricabile gratuitamente da https://www.nature.com/articles/s41599-019-0224-y)
² “Perché le fake news ci attraggono? Un contributo dall’antropologia cognitiva ed evoluzionistica”, di Giuseppe Stilo, Query n.37 https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278920

La rabbia responsabile di infiammazioni e malattie croniche


Un nuovo studio mette in guardia dai rischi della rabbia: potrebbe provocare lo sviluppo di infiammazione e malattie croniche. :angry::fire:😠🔥🤒

Nello studio¹, condotto dall’APA, l’American Psychological Association, gli sperimentatori hanno verificato se esperienze di rabbia e tristezza fossero associate a specifici biomarker di infiammazione cronica lieve, ovvero l’interleuchina 6 (IL-6), la protecina C reattiva (PCR), e al numero di malattie croniche. La ricerca è stata condotta su un campione di 226 persone di età compresa tra i 59 e i 93 anni.
I risultati hanno mostrato che la rabbia è in grado di predire in anticipo livelli più alti di IL-6 e di malattie croniche, principalmente in età avanzata.
Un aumento degli stati infiammatori può portare a una serie di condizioni anche serie, come lo sviluppo di malattie cardiache e artrite.


Fonti:
¹ Barlow, M. A., Wrosch, C., Gouin, J. P., & Kunzmann, U. (2019). Is anger, but not sadness, associated with chronic inflammation and illness in older adulthood?. Psychology and aging, 34(3), 330.

Depressione e microbioma intestinale: due studi confermano la correlazione



Due nuove ricerche evidenziano una forte correlazione tra #depressione e il microbioma intestinale 🦠 🔬  #psicologia #alimentazione #food #scienza

La serotonina è uno dei principali neurotrasmettitori responsabili del buonumore, e la cui carenza è associata a depressione: sebbene la serotonina esplichi tali effetti nel sistema nervoso centrale, il 90% di essa viene prodotta dalle cellule enterocromaffini nello stomaco e nell’intestino tenue. Ciò suggerisce un ruolo non indifferente dell’intestino, denominato “il secondo cervello”, nella regolazione del tono dell’umore e in altre funzioni.
Il corpo non è in grado di produrre autonomamente la serotonina, ma la trasforma a partire da un precursore, il triptofano, che si trova in abbondanza in diversi cibi, come cioccolato, avena, banane, arachidi, e nei latticini.

In uno studio¹ si è visto che la carenza di serotonina nei neuroni intestinali può portare a stipsi, in modelli murini, cioè su topi da laboratorio.

In un secondo studio², invece, è emerso che il trasferimento di batteri intestinali da un topo con un comportamento depressivo in uno sano, porta quest’ultimo a esibire analogamente comportamenti depressivi.

Questi studi dimostrano che le ricerche dovrebbero concentrarsi non solo sul cervello, ma anche sul nostro “secondo cervello”, per comprendere meglio i disturbi dell’umore e il ruolo dell’intestino, nonché dell’alimentazione.

Fonti:
¹ https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0016508519367150 (in stampa)
² Pearson-Leary, J., Zhao, C., Bittinger, K., Eacret, D., Luz, S., Vigderman, A. S., ... & Bhatnagar, S. (2019). The gut microbiome regulates the increases in depressive-type behaviors and in inflammatory processes in the ventral hippocampus of stress vulnerable rats. Molecular psychiatry, 1

Cosa spinge le persone a non tradire?


Una ricerca ha individuato le ragioni principali e i tratti di personalità che portano le persone a restare fedeli ai relativi partner 💑 #coppia #amore #relazioni #tradimento #psicologia

Il tradimento è parte della natura umana, per quanto spiacevole possa essere, e ogni coppia è consapevole del rischio.
Da un punto di vista evoluzionistico, il tradimento aumenta le possibilità di riproduzione, con benefici e costi da entrambe le parti: al maschio conviene “tenere d’occhio” la propria partner per assicurarsi che la futura prole sia la propria, e che tempo ed energie vengano investiti per i propri figli; analogamente, la donna beneficia della protezione e vicinanza del partner per poter fronteggiare la gravidanza con i suoi rischi, ma se la paternità può sempre essere “dubbia”, lo stesso non vale per la maternità.

Una recente ricerca¹ ha investigato alcuni fattori che spingono le persone a rimanere fedeli.

I ricercatori hanno condotto una serie di test e questionari ai 166 partecipanti. Dalle risposte ottenute, sono state estrapolate 47 tematiche chiave. In una seconda sessione, è stato chiesto a 576 soggetti di valutare le 47 tematiche, e di compilare dei test di personalità, insieme ad altre informazioni personali.

Dai risultati è emerso che le ragioni principali per cui le persone non tradiscono sono: “Sono soddisfatto/a della mia relazione”, “Senso di colpa”, “Paura che possa accadere a me.”

Gli uomini sono risultati più “traditori” delle donne. Il tratto di personalità che porta maggiormente a tradire sarebbe l’apertura alle esperienze, mentre il tratto che porta a una maggior fedeltà sarebbe la coscienziosità.

Fonti:
¹ Apostolou, M., & Panayiotou, R. (2019). The reasons that prevent people from cheating on their partners: An evolutionary account of the propensity not to cheat. Personality and Individual Differences, 146, 34-40.