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Individuate basi neurali e scopo del piacere musicale




I piaceri base degli esseri umani (come riparo, cibo, sesso) hanno uno scopo evolutivo evidente, ma la musica? L'ipotesi più cauta propone che, in quanto piacere prettamente umano, sia sopravvissuta alla selezione naturale semplicemente perché "non dannosa".

Eppure i suoi effetti emotivi sono molto potenti.

In una ricerca¹ è stata misurata l'attività cerebrale di soggetti che sperimentavano piacere dall'ascoltare dei brani musicali.
Ad attivarsi erano la corteccia orbitofrontale, un'area associata all'elaborazione delle emozioni, che mostrava un aumento delle onde theta, ma anche l'area motoria supplementare e il lobo temporale destro, coinvolto nell'interpretazione della comunicazione non verbale.

Tale aumento di onde theta sottende l'aumento e il rilascio di dopamina.
L'ipotesi dei ricercatori è che, essendo le onde theta correlate a migliori performance di memoria quando ci si aspetta una successiva ricompensa, il piacere anticipatorio della musica riflette questo meccanismo adattivo, suggerendoci che siamo "sulla strada giusta".


Fonte:
📄 ¹ Chabin, T., Gabriel, D., Chansophonkul, T., Michelant, L., Joucla, C., Haffen, E., ... & Pazart, L. (2020). Cortical patterns of pleasurable musical chills revealed by High-Density EEG. Frontiers in Neuroscience, 14, 1114.

Personalità e gusti musicali: esiste una correlazione?



Da uno studio correlazionale, sembrerebbe che le persone “sane” e “aperte” apprezzino rap e metal e le “nevrotiche” e “ostili” country e gospel – ma non è detto sia proprio così. 🎸🎧


Ai 379 partecipanti americani (dai 18 ai 65 anni) sono stati somministrati dei test di personalità (PID-5, TriPM) e questionari riguardanti i gusti musicali e cinematografici. L’obiettivo dei ricercatori era di collegare le più recenti concettualizzazioni di personalità disadattiva e dimensioni di psicopatia a preferenze musicali e cinematografiche.

Dai risultati è emerso che le persone tendenti alla bizzarria, o eccentricità nel modo di pensare, riferiscono di apprezzare un’ampia varietà di musica e film, così come le persone che si descrivono più impavide e dominanti (in maniera narcisistica). Tali risultati sarebbero in linea con precedenti studi circa l’introversione-estroversione e apertura alle esperienze.

Curiosamente, però, generi musicali come country o gospel, così come tipi di film basati sulla fede, sarebbero risultati collegati a tratti nevrotici, ostili ed eccentrici. E, al contrario, è risultato assente qualsiasi collegamento a personalità di tipo disadattivo rispetto a generi musicali comunemente associati alla ribellione (come heavy metal, punk, hip-hop, ecc.). Si potrebbe ipotizzare che ciò sia dovuto anche al fatto che tali generi siano ormai comunemente accettati dalla maggior parte della popolazione, e meno stigmatizzati rispetto a un tempo.

Naturalmente, le limitazioni allo studio sono tante. A partire dal campione e dalla relativa provenienza geografica e influenza culturale. Infine, in quanto ricerca correlazionale, non è possibile ipotizzare alcun tipo di effettiva relazione causa-effetto, in una direzione o nell’altra, tra il genere ascoltato e la personalità mostrata o sviluppata. A tal fine sarebbe necessario ripetere la ricerca con un campione molto più ampio e variegato.






Fonti:
Blagov, P. S., Von Handorf, K., Pugh, A. T., & Walker, M. G. (2019). Maladaptive personality and psychopathy dimensions as predictors of music and movie preferences in US adults. Psychology of Music, 0305735619864630.

La chimica del cervello determina quanto ci piace una canzone




La chimica del nostro cervello determina quanto una canzone possa risultare gratificante. 🎧 Questo è ciò che suggerisce un recente studio 🧠🔬

Alla maggior parte di noi piace ascoltare musica che possa tirarci su, modulare il nostro stato d’animo, o “accompagnarlo”: ecco allora che in seguito a una rottura qualcuno voglia ascoltare Adele o, se è una giornata nera, i Metallica. In ogni caso, ascoltare i propri brani preferiti è un’esperienza generalmente piacevole.
Ferreri e colleghi hanno ipotizzato che la piacevolezza della musica potesse dipendere dall’assetto neurochimico del cervello di un individuo. È infatti noto il sistema cerebrale di ricompensa, un circuito responsabile del benessere provato da azioni piacevoli come mangiare, bere, avere rapporti sessuali, ecc. La dopamina è uno dei neurotrasmettitori principali coinvolti in questo sistema.
I ricercatori hanno voluto verificare in che maniera la dopamina, o la sua assenza, modificasse la gratificazione derivata dalla musica. I partecipanti hanno partecipato a 3 sessioni diverse: in una è stato somministrato un precursore della dopamina, la levodopa; in un’altra un antagonista, il risperidone, che blocca i recettori per la dopamina; in un’altra, un placebo, il lattosio.
Durante le sessioni i partecipanti ascoltavano canzoni scelte da sé o brani scelti a caso dai ricercatori. Sono state registrate le risposte fisiologiche (l’attività elettrodermica) e le valutazioni personali dei partecipanti, a cui veniva infine chiesto quanto fossero disposti a pagare per i brani.
I risultati mostrano che con la somministrazione di levodopa gli individui erano disposti a pagare di più e sperimentavano un piacere più intenso dall’ascoltare la musica, viceversa con la somministrazione di risperidone.
Questo dimostra l’importante ruolo della dopamina nell’elaborazione di attività cognitive astratte.


Fonti:
Ferreri, L., Mas-Herrero, E., Zatorre, R. J., Ripollés, P., Gomez-Andres, A., Alicart, H., ... & Riba, J. (2019). Dopamine modulates the reward experiences elicited by music. Proceedings of the National Academy of Sciences, 201811878.

Note:


In un altro articolo ho parlato delle ragioni neurocognitive ed evoluzionistiche che ci fanno apprezzare la musica, lo si può leggere sul sito del Superuovo a questo link.