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Rimuginio inarrestabile? È per la carenza di sonno

 


Le emozioni negative, come quelle positive, non compaiono "dal nulla" nella mente: sono la naturale conseguenza dei pensieri. Se per es. ho perso il lavoro, potrei pensare a una serie di possibili conseguenze negative che mi angosceranno.
Alcune persone sono in grado di ridurre lo spazio mentale dedicato a questi pensieri, per altre persone invece diventano intrusivi e ne cadono in balia, incapaci di "scollarseli".
Secondo una ricerca¹, la carenza di sonno compromette abilità cognitive come quella della soppressione di pensieri intrusivi. Il sonno infatti, tra le varie funzioni, regola i processi emotivi e mnemonici.
La carenza di sonno è anche correlata a una serie di importanti alterazioni, non solo cognitive ed emotive, ma anche immunitarie, cardiache, metaboliche, sessuali, ecc. Non c'è insomma nulla di cui vantarsi se si dorme poco, anzi!


Fonte:
📄 ¹ Harrington, M. O., Ashton, J., Sankarasubramanian, S., Anderson, M., & Cairney, S. A. (2020). Losing Control: Sleep Deprivation Impairs the Suppression of Unwanted Thoughts. Clinical Psychological Science.

I sogni bizzarri della quarantena







È vero che molte persone fanno sogni bizzarri e vividi durante questi giorni di quarantena? E riguardano tutti il virus? Che significato ha? Vediamo alcune ragioni dietro questo fenomeno di cui stanno parlando alcune testate giornalistiche.


Fonti:
- Walker, M. P., & van Der Helm, E. (2009). Overnight therapy? The role of sleep in emotional brain processing. Psychological bulletin, 135(5), 731.
- https://www.ilpost.it/2020/04/11/sogni-incubi-coronavirus/

Il sonno profondo è un ansiolitico naturale


Il sonno profondo è un ansiolitico naturale: uno studio trova nuove conferme 😴🧠🔬

Un buon sonno ha diversi effetti positivi sul nostro corpo: mantiene un adeguato peso corporeo, aiuta il sistema immunitario, e migliora l’umore. Una nuova ricerca ha mostrato come l’ansia sia influenzata significativamente dalla qualità del sonno.
I ricercatori hanno messo in evidenza come l’impatto ansiogeno della mancanza di sonno sia correlato a un’alterazione dell’attività della corteccia prefrontale mediale e della connessione con le regioni limbiche.
Tali aree cerebrali risentono di una mancanza di sonno, soprattutto di sonno profondo NREM (Non-REM, il tipo di sonno in cui è più raro sognare). Si è visto infatti che il sonno a onde lente offre un miglioramento dell’umore, con effetti ansiolitici su queste aree.
Questa ricerca conferma l’importante ruolo che ha una buona igiene del sonno, nel caso specifico nella riduzione dell’ansia.

Fonti:
¹ Simon, E. B., Rossi, A., Harvey, A. G., & Walker, M. P. (2019). Overanxious and underslept. Nature Human Behaviour, 1-11.

Fare le ore piccole aumenta il rischio di malattie mentali?


Fare le ore piccole potrebbe essere correlato a una peggiore salute mentale. 🌃🤯

Alcune persone rendono di più di notte, altre di giorno: con ‘gufi’ e ‘allodole’ si indicano questi cronotipi, ma una ricerca mette in guardia: chi fa le ore piccole potrebbe avere una salute mentale peggiore.
Questo è quanto emerge da una ricerca condotta sui dati genetici raccolti su un campione di 697,828 individui. Stando agli autori, la differenza nelle abitudini diurne o notturne delle persone risiederebbe nel modo in cui il cervello reagisce ai segnali luminosi, e rispetto ai meccanismi dei propri orologi interni. Esistono almeno 351 geni responsabili del risveglio, rispetto ai 24 prima ipotizzati. Questi geni vengono espressi anche a livello del tessuto retinico, e ciò spiegherebbe come il cervello capti la luce per reimpostare il proprio orologio biologico.
Dai risultati statistici emergerebbe che le varianti genetiche tipiche del cronotipo ‘gufo’ siano correlate a quelle che aumentano il rischio di disturbi psichici, come depressione e schizofrenia (ma non di obesità o diabete di tipo 2, come invece rilevano altre precedenti ricerche). Rimane quindi una domanda: sulla base di queste informazioni, allora, ai ‘gufi’ basterebbe sforzarsi di cambiare routine di risveglio e addormentamento per ridurre il rischio di malattie mentali?

Fonti:
- Jones, S. E., Lane, J. M., Wood, A. R., van Hees, V. T., Tyrrell, J., Beaumont, R. N., ... & Tuke, M. A. (2018). Genome-wide association analyses of chronotype in 697,828 individuals provides new insights into circadian rhythms in humans and links to disease. bioRxiv, 303941.

Abolizione del cambio dell'ora: conseguenze sulla salute?

Cosa cambierebbe se si abolisse il cambio dell'ora? Meglio avere più luce o meno luce? Dormire di più o di meno? Cosa dice la scienza? Scopriamo se è davvero il caso di preoccuparsi così tanto. Articolo disponibile su Il Superuovo.

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Dormire fino a tardi è più dannoso che dormire meno?



Secondo un recente studio, dormire fino a tardi potrebbe essere più dannoso che dormire troppo poco. #sonno #dormire #salute #fitness #psicologia

Attualmente, le indicazioni per una corretta igiene del sonno prevedono una durata di 8 ore, e il senso comune vuole che dormire di meno sia più deleterio che dormire di più, proprio alla luce dei benefici del sonno per la salute (agendo su pressione sanguigna, obesità, diabete). La ricerca ha scoperto invece uno scenario diverso.
Secondo i dati, 10 ore di sonno notturno sono correlate a una probabilità del 56% di essere colpiti da ictus, del 49% in più di rischio di morte per un disturbo cardiovascolare e del 44% di malattie coronariche.
Il dottor Chun Shing Kwok, a capo della ricerca, afferma: “Il sonno influisce su chiunque. La quantità e la qualità del nostro sonno sono dei fenomeni complessi. Ci sono influenze culturali, sociali, psicologiche, comportamentali, patofisiologiche e ambientali ad agire sul sonno, così come il bisogno di prendersi cura dei figli e della famiglia, turni lavorativi irregolari, malattie fisiche o mentali, e la disponibilità 24 ore su 24 di beni e servizi nella società moderna.”
“Questa ricerca ha avuto inizio in quanto eravamo interessati a sapere se fosse più dannoso dormire al di sotto o al di sopra della durata di sonno raccomandata, pari a 7-8 ore. Inoltre abbiamo voluto sapere in che maniera l’incremento di ore potesse alterare il rischio di mortalità e di malattie cardiovascolari.”



Fonti:

- Kwok, C. S., Kontopantelis, E., Kuligowski, G., Gray, M., Muhyaldeen, A., Gale, C. P., ... & Mamas, M. A. (2018). Self‐Reported Sleep Duration and Quality and Cardiovascular Disease and Mortality: A Dose‐Response Meta‐Analysis. Journal of the American Heart Association, 7(15), e008552.

Le cause dell'insonnia

Un partner che russa, il dolore fisico, lo stress emotivo, il jet lag. Le cause dell’insonnia possono essere diverse, ma tutte portano allo stesso risultato, cioè la mancanza di sonno e, quindi, il disagio psico-fisico. In genere, però, il fenomeno si presenta per breve tempo, l’esaurimento poi prende il sopravvento e finalmente, esausti, si riesce a dormire.
Questo però non avviene sempre, soprattutto in caso di condizioni patologiche (disturbi respiratori, gastrointestinali, ecc.) che tendono a mantenere l’insonnia. In altri casi, semplicemente una persona potrebbe non soffrire della condizione ma ritrovarsi comunque ad avere notti dal sonno ridotto o disturbato.
Quando l’insonnia comincia a manifestarsi come conseguenza di determinate condizioni, può instaurare a sua volta nuove cause che la mantengono.
Per esempio, passare ore e ore sdraiati sul letto, svegli, scombussola le routine a cui il cervello è abituato: il letto non viene più riconosciuto come il posto in cui ci si dorme, ma come il posto in cui si rimane svegli. Per cui è come se il cervello dicesse al nostro corpo (e alla psiche): “Bene, mi pare di capire che qui non si deve dormire. Cosa facciamo, allora? Io sono attivo!”.
Sperimentare continuamente questa frustrazione comporta un’attivazione ormonale che peggiora l’addormentamento: il corpo secerne cortisolo e corticotropina, aumentando così pressione e frequenza cardiaca, proprio come se si trovasse in una situazione di stress, ad affrontare una minaccia, un pericolo.


Questa condizione può quindi portare a un peggioramento di pregresse difficoltà quali ansia e depressione: tutto questo lavorio, sia mentale che metabolico, è usurante e se si riesce a strappare qualche ora di sonno, molto probabilmente ne sarà compromessa la qualità.
Il giorno dopo, quindi, ci si sentirà più stanchi di prima.
Si può ricorrere a diverse strategie per migliorare la qualità del riposo notturno. Per esempio, usare il letto esclusivamente per dormire e per l’attività sessuale, evitare invece di guardare la TV, cenare, giocare ai videogame a letto, così da riprogrammare il cervello (come per comunicargli: “Questo posto serve solo a queste due attività, quindi reagisci di conseguenza”). Tenere la stanza al buio (così da favorire la secrezione di melatonina, indispensabile per un buon sonno), al fresco (la temperatura ideale per dormire è di circa 18°C).
Se si rimane completamente svegli a letto, meglio alzarsi e dedicarsi a un’altra attività rilassante, in un’altra stanza, come leggere o meditare.
In ogni caso, è opportuno consultare un professionista.
Il ricorso a farmaci per dormire, esclusivamente sotto consulto del proprio medico di famiglia, può aiutare a recuperare un po’ delle energie sottratte da una lunga insonnia, ma solo a breve termine: i farmaci, infatti, non possono garantire una buona qualità del sonno, la quale può essere raggiunta identificando e agendo sulle cause che lo compromettono (da condizioni patologiche o genetiche rare, a stress emotivo, ansia, depressione, fino a semplici abitudini o comportamenti correggibili, come smettere di prendere il caffè di sera o non andare in palestra a fine giornata).
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(Le immagini nel sono state prese dal video originale)