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Lo sport produce la proteina della resilienza allo stress?






Lo sport migliora la risposta allo stress. Un nuovo studio identifica la proteina responsabile: la galanina, di cui si sa ancora poco, ma che è coinvolta anche nell'umore, nell'appetito, nella cognizione.

I ricercatori hanno verificato tale ipotesi sui topi. Si è visto che i topi che correvano di più sulla ruota, presentavano più galanina nell'area cerebrale Locus Coeruleus, rispetto ai topi sedentari, e mostravano anche meno comportamenti ansiosi nei test di stress.

Per avere la conferma, i ricercatori hanno aumentato geneticamente la galanina anche nei topi sedentari, che cioè non avevano svolto attività fisica, ottenendo gli stessi risultati.

Il "segreto" per ottenere maggiore resilienza allo stress, quindi, non risiede nella singola attività fisica, quanto nella costanza nel tempo dell'allenamento aerobico.
 

 

Fonti:
📄 ¹ Tillage, R. P., Wilson, G. E., Liles, L. C., Holmes, P. V., & Weinshenker, D. (2020). Chronic environmental or genetic elevation of galanin in noradrenergic neurons confers stress resilience in mice. bioRxiv.

Lo stress sociale: come usura e uccide

 





 

Lo stress è invisibile, ma i segni che lascia sono chiari. In situazioni di stress il corpo produce glucocorticoidi (come il famoso cortisolo), "carburante" necessario per fronteggiare pericoli e difficoltà. Quando però lo stress perdura e si "accelera" a lungo, questo meccanismo usura l'organismo. 🤯

A pagarne le conseguenze è l'ippocampo, un'importante area cerebrale responsabile della memorizzazione e dell'orientamento, colpita nella malattia di Alzheimer. Ma ne risentono anche le ghiandole del surrene, nonché lo stomaco e il piloro, che possono sviluppare ulcere, appunto, da stress.

In un vecchio studio¹, l'autopsia di 8 primati (Cerchopitechi verdi) rivelò la presenza di diverse ulcere e degenerazione ippocampale. Infatti l''organizzazione sociale di queste scimmie è gerarchica, chi si trova quindi alla base della scala sociale è costretto a subire il bullismo dei "superiori". 🐒

Anche la cattura (privazione della libertà, isolamento sociale in gabbia, interazioni comportamentali) può portare a stress e ulcere. Si è visto² infatti che le scimmie in libertà, all'esame autoptico, non mostrano le stesse lesioni. 🧠



Fonti:
📄 ¹ Uno, H., Tarara, R., Else, J. G., Suleman, M. A., & Sapolsky, R. M. (1989). Hippocampal damage associated with prolonged and fatal stress in primates. Journal of Neuroscience, 9(5), 1705-1711.
📄 ² Tarara, E. B., Tarara, R. P., & Suleman, M. A. (1995). Stress-induced gastric ulcers in vervet monkeys (Cercopithecus aethiops): the influence of life history factors. Part II. Journal of Zoo and Wildlife Medicine, 72-75.

Vivere con un cane allunga la vita e protegge il cuore


Vivere con un cane può allungare la vita e ridurre il rischio di morte per eventi cardiovascolari 🐕❤

Da tempo sono noti i benefici derivanti dall’avere* un animale domestico in famiglia. Si sa per esempio che al vivere con un cane si associano livelli di pressione sanguigna più bassi, un miglior profilo lipidico, e un’inferiore risposta del sistema nervoso simpatico allo stress.
I ricercatori hanno condotto una meta-analisi dettagliata per verificare l’associazione tra il vivere con un cane e le probabilità di mortalità, includendo la presenza o no di eventuali malattie cardiovascolari pre-esistenti. Lo studio ha coinvolto articoli tra il 1950 e il 2019, quindi su un numero enorme di casi (3.837.005 di partecipanti, 530.535 eventi, con follow-up medi di 10.1 anni), con alcune limitazioni statistiche (eventuale presenza di fattori esterni non misurati, detti ‘confondenti’, che potrebbero influenzare i dati)
I risultati suggeriscono una riduzione del 24% del rischio di mortalità generale rispetto a chi non ha un amico a quattro zampe in famiglia. La stessa riduzione, persino accentuata, si è osservata anche per chi è già stato precedentemente colpito da eventi coronarici. Il rischio di morte nello specifico per malattie cardiovascolari si ridurrebbe invece del 31%.
Le ipotesi sono diverse. Al di là dei meccanismi psicologici coinvolti nell’accudimento di un cane, che agiscono positivamente a livello del sistema nervoso autonomo, riducendo lo stress, i benefici potrebbero derivare anche dalla maggior attività fisica dovuta alle passeggiate con il cane.
I risultati sono in linea con un altro studio³ condotto dall’Università di Uppsala, in Svezia, che ha raggiunto le stesse conclusioni.


Pic credits: @ericjamesward 

* Un animale non si “possiede” nel senso stretto del termine: è un essere vivente il cui accudimento implica delle responsabilità, non è un oggetto, motivo per cui ho preferito usare dove possibile i termini “vivere con” o “avere in famiglia”, più adatti anche a livello pratico. Un cane è riconoscente verso chi gli dimostra cura e affetto continui, non verso chi semplicemente lo “acquista”.

Fonti:
¹ https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCOUTCOMES.119.005554
² https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCOUTCOMES.118.005342

Grattacapo: perché ci grattiamo la testa quando pensiamo


I gesti comunicano dei messaggi al pari delle parole. Grattarsi la testa è un gesto quotidiano, che si mette in atto quando si è confusi o ci si concentra, e avrebbe uno scopo specifico, sebbene difficilmente intuibile. #psicologia #curiosità #evoluzione #scienza #science

In condizioni di stress, i primati, inclusi gli umani, possono tendere a grattarsi. Uno studio¹ ha approfondito questo comportamento su un campione di primati (Macaca mulatta), ipotizzandone una funzione sociale.
I ricercatori hanno scoperto che l’atto di grattarsi era molto più probabile in momenti di aumentato stress sociale, come per esempio trovarsi vicino a individui di rango più elevato, o vicino a non-amici. Inoltre, quando i macachi si grattavano, le successive interazioni sociali erano con meno probabilità di tipo aggressivo, quanto piuttosto affiliative.
Secondo i ricercatori, rivelando il proprio stato di stress agli altri, cioè grattandosi, i primati diminuirebbero le possibilità di essere attaccati, in quanto la loro reazione potrebbe essere imprevedibile, rendendo quindi l’attacco da parte di un nemico rischioso o, tutt’al più, non necessario.
Le aggressioni sarebbero quindi meno probabili, e al loro posto sia chi comunica il proprio stato di stress sia chi lo osserva beneficerebbero piuttosto di una coesione sociale

Fonti:
¹ Whitehouse, J., Micheletta, J., & Waller, B. M. (2017). Stress behaviours buffer macaques from aggression. Scientific reports, 7(1), 11083.

Donne schiave degli ormoni? Un pregiudizio scientifico



La psiche femminile è più influenzata dagli ormoni di quella maschile? Forse non così tanto, ma non tutti gli scienziati lo sanno. 🔬🧪🐁 #science #scienza #donne #psicologia

Uomini e donne sono diversi, complementari... Ma pur sempre umani.
Questo sembrerebbe essere stato in parte trascurato nella ricerca scientifica, come “denuncia” l’autrice dello studio¹, Rebecca Shansky, professore associato nel Dipartimento di Psicologia alla Northeastern University di Boston.
Ancora oggi infatti persiste l’idea che la psiche di una donna sia il prodotto diretto dell’attività ormonale nelle sue ovaie, riducendola quasi a una “marionetta” ormonale in preda alle emozioni.
Al contrario (negativamente), quindi, degli uomini. Tuttavia, anche gli uomini hanno ormoni ed emozioni. Il problema risiede nel fatto che la ricerca scientifica, che conduce un gran numero di esperimenti principalmente su topi da laboratorio, predilige esemplari maschi, per evitare l’eccessiva variabilità e confusione nei dati che l’assetto ormonale delle cavie femmine porterebbe.
Questo pregiudizio si fa sentire molto di più nel campo delle neuroscienze, ma non trova necessariamente conferma.
Per esempio, una meta-analisi² del 2014 non solo non evidenziava differenze nei dati raccolti in campioni di entrambi i sessi, ma addirittura in alcuni casi i dati provenienti dalle cavie maschili variavano di più rispetto a quelli delle femmine.
In nessun caso il pregiudizio può essere giustificato né perdonato, ma se nella vita quotidiana siamo tutti portati, in maniera automatica, a ricorrere a idee preconcette, ciò nella scienza non solo non può essere tollerato, ma può risultare ancora più dannoso.
È necessario che la ricerca scientifica, per il bene dell’intera comunità e del progresso, non abbassi la guardia e corregga eventuali derive verso simili pregiudizi.

Fonti: ¹ Shansky, R. M. (2019). Are hormones a “female problem” for animal research?. Science, 364(6443), 825-826. ² Prendergast, B. J., Onishi, K. G., & Zucker, I. (2014). Female mice liberated for inclusion in neuroscience and biomedical research. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 40, 1-5.

Guardarsi allo specchio e sapere di esistere



Una scimmia riconosce il suo riflesso allo specchio? 🐒🤳 E un pesce? 🐠 Lo facciamo tutti i giorni, ma è un'abilità complessa che ci distingue da tutti gli altri animali. Più o meno. #neuroscience #neuroscienze #psicologia #biologia #animali
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Un piccolo approfondimento sull'autocoscienza. Cos'è, come la individuiamo negli animali, cosa implica. Leggi il post su ilsuperuovo.it, uno nuovo ogni martedì e giovedì 👉 https://goo.gl/eLxDv5

I cani capiscono quando stiamo male e ci consolano?



I cani capiscono quando stiamo male e ci consolano? #dogs #dogsofinstagram #dogstagram #cani
Uno studio approfondisce il fenomeno.

Chi possiede un cane sostiene che il proprio amico a quattro zampe percepisca le sue emozioni e intervenga in situazioni di crisi, tuttavia non è mai stato condotto uno studio per verificare tale ipotesi.
Un recentissimo studio (“Timmy's in the well: Empathy and prosocial helping in dogs” pubblicato sulla rivista Learning & Behavior) ha studiato il comportamento di 34 cani: posti dietro a una porta chiusa con dei magneti, potevano solo ascoltare il padrone, dall’altro lato della porta. Ai padroni veniva chiesto o di canticchiare una canzone o di (fingere di) piangere.
La maggior parte dei cani apriva la porta, ma ciò accadeva tre volte più in fretta nella condizione in cui i padroni dimostravano sofferenza emotiva e avevano bisogno di essere confortati. Curiosamente, si è notato che i cani che intervenivano in aiuto avevano bassi livelli di stress ed erano in grado di abbassare la propria risposta di stress, e ciò permetteva loro di essere più rapidi, mentre alcuni cani non aprivano la porta, sopraffatti dallo stress che li paralizzava.







Latenza nell'aprire la porta tra i cani nelle due condizioni. I cani aprivano la porta molto più velocemente nella condizione di stress che nella condizione di controllo.

I ricercatori concludono: “Questo studio contribuisce alla questione circa l’empatia sostenendo la tesi che l’aiuto prosociale sia motivato empaticamente, nei cani. Tale comportamento spesso sembra essere motivato dal mero desiderio di contatto sociale ma, in condizioni di stress, segue schemi umani di aiuto empatico. I cani forniscono con più probabilità aiuto a un umano in difficoltà se sono in grado di focalizzarsi sul bisogno dell’umano piuttosto che sul proprio stato di stress.

Fonte:
- https://link.springer.com/article/10.3758/s13420-018-0332-3