Ecco 3 tecniche che possono alleviare temporaneamente i sintomi di ansia, se correttamente eseguite.
L'ansia
può essere utile e legittima in diversi casi, ma ogni ansia è diversa e
richiede un'analisi specifica per poter formulare i necessari step
terapeutici da intraprendere per poterla superare.
💨1. La
respirazione diaframmatica. Quando ci preoccupiamo troppo tendiamo a
fare respiri brevi e frequenti, in alcuni casi si iperventila e si
sperimenta un attacco di panico. Mantenere il respiro lento e regolare,
per es. con 5 secondi di inspirazione e 5 di espirazione, aiuta a
ridurre l'ansia "fisica". Oltre al training con il terapeuta, puoi
aiutarti con video specifici di respirazione guidata, anche su YouTube, o
persino con alcuni fitness tracker da polso. Se si soffre di condizioni
mediche (per es. sindromi epilettiche) è bene consultare prima il
proprio medico di famiglia circa possibili conseguenze negative (come
crisi convulsive, vertigini, formicolii, ecc.)
📅 2.
Preoccupazione programmata. Stabilisci un orario in cui dedicare
15-30min alle preoccupazioni, durante la giornata "rinvia l'ansia" a
quell'orario, e una volta giunto il momento sfogati pure e scrivi quali
pensieri e immagini ti tormentano. Ciò aiuta a trovare spazi di calma e
non farsi trascinare dal rimuginino per tutto il giorno.
🧘 3.
Attenzione selettiva/meditazione. Se sei in preda a frequenti
ruminazioni mentali, trova un posto in cui puoi stare in tranquillità,
chiudi gli occhi e fai un elenco mentale di tutti i suoni che senti (dal
ticchettio dell'orologio alle macchine fuori dalla finestra). Questo
strapperà l'attenzione dal vagabondaggio mentale e la porterà al
presente. Puoi anche spostarti altrove e ripetere con nuovi suoni.
3 tecniche anti-ansia
Il sé concettualizzato
💭 Che immagine hai di te stesso? E pensi sia oggettiva? Il sé
concettualizzato è un po' questo, ma anche tanto altro: spesso ci blocca
dal fare le cose nella vita. Lo racconto sinteticamente in questo
video, con qualche esempio.
🎥 Il video è disponibile anche su:
- YouTube: https://youtu.be/GdyFZYGInWY
- IG 📷 @federicorussopsi
- FB 👥 @federicorussopsicologo
Una manciata di neuroni alla base della risposta depressiva agli stress cronici?
🧠 Il gruppo di neuroni, denominato AgRP, risiede nel nucleo arcuato e "scarica" quando si è affamati, l'attivazione induce così alla ricerca e assunzione di cibo, e cessa con la sazietà.
🐁 I ricercatori hanno sottoposto le cavie a una serie di stress imprevedibili, ricreando così un modello animale di depressione, e hanno osservato l'attività cerebrale. Si è scoperto che i neuroni AgRP, in tali condizioni, si attivano di meno e in maniera irregolare.
🧑🔬 L'ipotesi è che questo gruppo di neuroni, coinvolto nel circuito della ricompensa (da cibo), abbia anche un ruolo chiave nei complessi circuiti cerebrali della depressione, tra cui la mancanza di piacere (anedonia), dato che una loro attivazione artificiale da parte degli sperimentatori si è visto invertire le manifestazioni depressive.
💡 L'appetito è spesso centrale nei disturbi dell'umore. L'agitazione può spingere a mangiare di più, ma spesso l'ansia spegne la fame tramite la colecistochinina secreta in condizioni di stress. Gli antidepressivi tendono ad avere un effetto oressizzante, cioè aumentano la fame, e ciò può portare a un aumento di peso (da monitorare) durante la terapia farmacologica.
Fonte:
📄 ¹ Fang, X., Jiang, S., Wang, J., Bai, Y., Kim, C. S., Blake, D., ... & Lu, X. Y. (2021). Chronic unpredictable stress induces depression-related behaviors by suppressing AgRP neuron activity. Molecular psychiatry, 1-17. [articolo completo]
Il cervello si adatta alla solitudine
Starsene in solitudine spesso porta le persone a meditare su di sé, sugli altri, sul passato e il futuro. Negli ultimi anni, queste riflessioni sono risultate associate a un network cerebrale specifico, definito Default Mode Network, costituito da diverse aree cerebrali anche lontane tra loro. La modulazione di questa rete è osservabile in seguito alla psicoterapia, durante la meditazione, con farmaci antidepressivi, o con sostanze psichedeliche.
Uno studio ha confrontato degli scan cerebrali di un database britannico, e ha rilevato dei cambiamenti specifici nel cervello delle persone che riferivano di essere sole, come un maggior volume di materia grigia nel network e una migliore connettività.
È quasi come se il cervello si adattasse alla solitudine e ricreasse nella mente un mondo sociale (fatto di emozioni, dialoghi, episodi, ecc.), attività che rinforza le relative aree cerebrali.
⚠️ In ogni caso, la solitudine, soprattutto l'assenza di contatti e di supporto sociale, può costituire un serio fattore di rischio di depressione. In assenza di persone significative, la terapia e il sostegno psicologico possono aiutare a prevenire lo sviluppo di disturbi, ma è comunque importante creare e poter contare su una rete sociale di riferimento.
Fonte:
📄 ¹ Spreng, R.N., Dimas, E., Mwilambwe-Tshilobo, L. et al. (2020) The default network of the human brain is associated with perceived social isolation. Nat Commun 11, 6393
L'auto-compassione modifica positivamente il cervello
🌧️ Nelle persone depresse tendono spesso a prevalere pensieri giudicanti e di feroce auto-critica, che mantengono e peggiorano l'umore depresso.
La terapia cognitiva basata sulla mindfulness (MBCT) permette di ridimensionare tali pensieri al punto da farli coesistere senza farsene però risucchiare, promuovendo al contempo un atteggiamento di maggiore auto-compassione, e prevenendo così ricadute depressive.
Di recente uno studio¹ ha rilevato come gli effetti positivi della MBCT coincidano con una riduzione dell'attivazione di reti neurali associate con le emozioni dell'auto-critica (corteccia cingolata anteriore dorsale/giro frontale superiore mediale). L'auto-compassione invece correlava con la riduzione di attività nella corteccia cingolata posteriore e il precuneo, aree coinvolte nel recupero di ricordi biografici rilevanti per l'idea di sé.
🧘 Il training della consapevolezza, attraverso le pratiche mindfulness, si è dimostrato ormai da anni efficace in un'ampia gamma di ambiti, non solo ansia e depressione, ma anche difficoltà sessuali, del comportamento alimentare, insonnia, gestione del dolore cronico, e persino in ambito atletico.
⚕️ Nella mia pratica clinica, si adopera flessibilmente la mindfulness in armonia con gli approcci terapeutici cognitivo-comportamentali classici, quelli metacognitivi, nonché con la terapia di nuova generazione ACT e la Schema Therapy. La ricerca scientifica ha confermato l'efficacia di tali interventi, combinati in maniera sinergica e flessibile.
Fonte:
📄 ¹ Williams, K., Elliott, R., McKie, S., Zahn, R., Barnhofer, T., & Anderson, I. M. (2020). Changes in the neural correlates of self-blame following mindfulness-based cognitive therapy in remitted depressed participants. Psychiatry Research: Neuroimaging, 304, 111152. [articolo completo]
L'ottimismo migliora la memoria nel tempo
Gli effetti positivi di un atteggiamento ottimista sulla salute sono
indagati da anni, e i risultati tendono a confermare ogni volta
l'ipotesi.
Questa volta, uno studio longitudinale¹ ha verificato
quale fosse la correlazione tra ottimismo (sentirsi entusiasti,
premurosi, orgogliosi, attivi) e memoria.
Sono stati analizzati i
dati di 991 persone di mezz'età partecipanti a uno studio nazionale a
più intervalli di tempo, dal 1995 al 2014. In essi i soggetti
riportavano le eventuali emozioni positive sperimentate negli ultimi 30
giorni, e alla fine completavano dei test di memoria.
Dai
risultati si è osservato, nonostante la memoria declini naturalmente con
l'età, un'associazione positiva tra ottimismo e capacità mnemoniche,
cioè una "resistenza" al declino della vecchiaia.
💡
Scientificamente, mantenere la fiducia e un atteggiamento positivo si è
visto avere effetti positivi su molti aspetti: stress, ansia e
depressione, metabolismo, e persino prognosi migliori. Uno studio² del
2019, per esempio, ha dimostrato che nei pazienti con angina e
rivascolarizzazione coronarica incompleta in seguito a intervento, il
recupero era migliore tra i pazienti ottimisti!
Fonte:
📄 ¹
Hittner, E. F., Stephens, J. E., Turiano, N. A., Gerstorf, D., Lachman,
M. E., & Haase, C. M. (2020). Positive affect is associated with
less memory decline: Evidence from a 9-year longitudinal study.
Psychological Science. Advance online publication.
https//doi.org/10.1177/0956797620953883
📄 ² Fanaroff, A. C.,
Prather, K., Brucker, A., Wojdyla, D., Davidson-Ray, L., Mark, D. B.,
... & Stone, G. W. (2019). Relationship between optimism and
outcomes in patients with chronic angina pectoris. The American journal
of cardiology, 123(9), 1399-1405.
Gratificarsi guadagnando: quali rischi si corrono?
Il sistema economico capitalistico ha permesso, insieme al progresso
culturale e scientifico, il miglioramento della qualità della vita per
tutti, o quasi. La pressione sociale al guadagno ha infatti un impatto
negativo, soprattutto per alcuni individui.
La società
maschilista per esempio ha finora considerato il valore dell'uomo in
funzione del suo successo economico (escludendo la donna da ruoli di
influenza e sminuendone così il valore sociale), generando quindi ansia
da competizione. Il guadagno in sé diventa così un traguardo, e non un
mezzo.
Un nuovo studio¹ ha confermato che considerare il proprio
valore personale in base al guadagno compromette l'autostima.
Focalizzarsi solo sul lavoro infatti porta a trascurare rapporti sociali
e famigliari. Inoltre, la pressione al guadagno, essendo esterna, viene
vissuta come un obbligo che getta nello sconforto.
Per ottenere
una sana gratificazione dal guadagno è dunque importante: visualizzare
lo scopo personale per tale guadagno, lavorare in un ambito in cui ci si
può sentire competenti, padroni di sé, autonomi rispetto alle scelte, e
costruire e mantenere reti sociali significative (e non solo
strumentali).
Fonti:
📄 ¹ Ward, D. E., Park, L. E.,
Naragon-Gainey, K., Whillans, A. V., & Jung, H. Y. (2020). Can’t Buy
Me Love (or Friendship): Social Consequences of Financially Contingent
Self-Worth. Personality and Social Psychology Bulletin,
0146167220910872.
Ripartire e affrontare la crisi
I rischi psicologici della quarantena
Il lavoro precario può cambiare la personalità?
Si è visto che in persone che affrontano condizioni di lavoro precarie, o che rischiano di poter perdere il lavoro, sul lungo termine, si modifichino dei tratti di personalità.
I tratti in questione, riferiti al test di personalità Big Five, sarebbero: stabilità emotiva, amicalità, e coscienziosità.
Ciò suggerirebbe che in condizioni difficili e prolungate le persone perdano di motivazione, piuttosto che impegnarsi duramente per non perdere il lavoro.
Ridurrebbero infatti l’impegno e rinuncerebbero a creare rapporti positivi con i colleghi, e ciò a sua volta può peggiorare la produttività sul lungo termine. Purtroppo la precarietà lavorativa è alta e si protrae da tempo in Italia ma anche in altri paesi (inclusa l’Australia, in cui è stato effettuato lo studio).
Questi dati devono far riflettere. Per la collettività, affinché la filosofia perversa del consumismo spietato e della produttività ossessiva venga rivoluzionata da una più sana. E per il singolo, affinché metta sul piatto della bilancia il rapporto salute e denaro: il lavoro è importante, ma nel momento in cui domina la nostra intera esistenza togliendoci la serenità e cambiando l’ordine delle nostre priorità, allora è un campanello d’allarme. È bene a quel punto cercare di fare chiarezza, così da non lasciare che gli eventi esterni, per quanto difficili, ci privino dei valori in cui crediamo e della serenità.
Fonti:
- Wu, C. H., Wang, Y., Parker, S. K., & Griffin, M. A. (2020). Effects of chronic job insecurity on Big Five personality change. Journal of Applied Psychology.
I memi depressivi come possibile aiuto terapeutico per la depressione
Chi è appassionato di memi su internet, contenuti spesso visivi che veicolano messaggi generalmente divertenti o situazioni e stati d’animo comuni con cui identificarsi, si sarà imbattuto in tipi di comicità a tinta depressiva. In genere si tratta di autoironia, non sempre condivisibile naturalmente, ma ad ogni modo facilmente riconoscibile rispetto alle proprie o altrui esperienze di vita.
Un recente studio¹ ha verificato l’ipotesi secondo cui le persone depresse interpreterebbero in maniera diversa i memi con contenuti depressivi, rispetto a persone prive di tali sintomi. È noto infatti che le persone depresse tendano a dare interpretazioni congruenti con lo stato d'animo (e quindi in senso depressivo), soprattutto a stimoli salienti e ambigui.
Di conseguenza, un'immagine che vuole suscitare divertimento a partire da un contenuto depressivo, ci si aspetta che possa essere interpretata, da chi è depresso, in maniera depressiva, senza quindi l'aspetto umoristico. La diffusione dei memi depressivi però fa supporre che questo caso costituisca invece un'eccezione.
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| (Esempio di meme a contenuto neutro, la didascalia recita: "Ci ha visto dare da mangiare alle anatre e ha cominciato a fingere di essere una di loro") |
In termini terapeutici, riconoscere che la situazione o lo stato d'animo che si sta vivendo è comune ad altre persone viene definita normalizzazione: una persona depressa non sente più di essere fatalmente colpita da un male unico e incurabile, ma notando che altri individui provano le stesse emozioni, prende le distanze da questa fusione angosciante e realizza di vivere una situazione comune a molte altre persone, e tale realizzazione tende ad alleggerire il pesante carico di sofferenza emotiva caratteristico della depressione.
Di conseguenza, l’interazione online porterebbe alla percezione di un supporto sociale, benefico nella riduzione dei sintomi depressivi.
Fonti:
¹ Akram, U., Drabble, J., Cau, G., Hershaw, F., Rajenthran, A., Lowe, M., ... & Ellis, J. G. (2020). Exploratory study on the role of emotion regulation in perceived valence, humour, and beneficial use of depressive internet memes in depression. Scientific Reports, 10(1), 1-8.
Le cause del disagio psicologico | Il momento presente
📖 Secondo la moderna terapia ACT, il disagio psicologico trova terreno fertile in una condizione di rigidità psicologica, contrapposta alla flessibilità psicologica.
🕒 Vivere il momento presente è uno dei sei processi che caratterizzano il modello di flessibilità psicologica.
🧘Questi sei processi permettono all'individuo di vivere e godere appieno di una vita significativa, piuttosto che un'esistenza sentita come vuota e vissuta con il "pilota automatico".
N.B. È importante imparare dalle esperienze del passato, così come programmare le migliori strategie per il futuro, per es. in ambito lavorativo, scolastico, relazionale, sentimentale, ecc. Se le esperienze vengono però "sopportate", più che vissute, è probabile che non si riesca a cogliere la ricchezza di sensazioni, emozioni e informazioni che quell'evento può donarci. È difficile se non impossibile per esempio annusare e godere di un fiore, se non si è concentrati sulle proprie sensazioni, su quell'odore, di quello specifico fiore, in quel preciso istante.
Le cause del disagio psicologico | L'evitamento
Le cause del disagio psicologico | La fusione cognitiva
Videogiochi più salutari di social e TV
Recenti studi¹ hanno rilevato che in adolescenza lo screentime, cioè il tempo passato davanti a uno schermo, per vedere la TV o navigare nei social network, se superiore alla media, sarebbe correlato ad ansia e depressione, fino anche a finestra temporale di 4 anni.
Questa correlazione però non è indiscriminata, a dimostrazione che i media possono essere ottimi ausili, se usati con consapevolezza.
L’uso dei #videogame, infatti, non risulta significativamente correlato a difficoltà psicologiche. Sebbene esistano condizioni di isolamento e dipendenza da videogame, la ricerca ha mostrato tendenzialmente effetti positivi, per esempio sulla riduzione di sintomi depressivi².
Ciò è verosimilmente dovuto al fatto che la maggior parte dei videogame ha una componente interattiva con altre persone con cui si entra in relazione, sebbene non fisicamente. Tali relazioni diventano spesso amicizie che forniscono supporto sociale e psicologico reciproco.
Fonti:
¹ Boers, E., Afzali, M. H., & Conrod, P. (2019). Temporal Associations of Screen Time and Anxiety Symptoms Among Adolescents. The Canadian Journal of Psychiatry, 0706743719885486.
² Bessière, K., Kiesler, S., Kraut, R., & Boneva, B. (2004). Longitudinal effects of Internet uses on depressive affect: a social resources approach. Unpublished manuscript, Carnegie Mellon University, Pittsburgh, PA.
L'attività fisica frequente aiuta a gestire meglio le emozioni negative
Una buona notizia per gli sportivi 🏃 ma l’ennesima pessima notizia per i pigri 😴 Lo sport si conferma ancora una valida “medicina” naturale per l’umore. #psicologia #sport #fitness
Sono state esaminate 26 donne attive fisicamente (3 volte a settimana per almeno un anno) e 26 meno attive. Gli sperimentatori le hanno sottoposte alla valutazione di una serie di stimoli neutri o emotivamente negativi, e allo stesso tempo hanno misurato l’attività elettrica del cervello durante le diverse condizioni.
Quelle più attive hanno mostrato di tollerare di più gli stimoli emotivi negativi (risultando cioè in un minore LPP, Late Positive Potential).
Ciò suggerisce che l’attività fisica sia correlata con una migliore capacità di gestire le emozioni negative.
Fonti:
- Ligeza, T. S., Kałamała, P., Tarnawczyk, O., Maciejczyk, M., & Wyczesany, M. (2019). Frequent physical exercise is associated with better ability to regulate negative emotions in adult women: The electrophysiological evidence. Mental Health and Physical Activity, 17, 100294.
Pic credits: @dgtportraits
Una dieta sana riduce i sintomi depressivi?
Mangiare sano fa stare psicologicamente bene? Secondo un recente studio, adottare una dieta sana può attenuare i sintomi depressivi.
Gli sperimentatori¹ hanno voluto testare la veridicità di precedenti scoperte riguardo alla correlazione tra cibo e umore. Si sa infatti che un’alimentazione non sana è associata a depressione². Si sa inoltre che una dieta ricca di frutta, verdura, pesce e carne magra è invece associata a un ridotto rischio di depressione. Questi dati sono però provenienti da studi correlazionali, condotti cioè attraverso l'elaborazione delle informazioni "statiche" inerenti lo stato di salute psicologica delle persone e le abitudini alimentari, situazioni quindi non sottoposte a un diretto controllo sperimentale -- e di conseguenza, anche le conclusioni potrebbero essere sbagliate, perché la correlazione non implica la causazione.
Per mettere direttamente alla prova tali ipotesi i ricercatori hanno confrontato due gruppi di soggetti, in cui uno seguiva una dieta sana, mediterranea, l'altro la dieta abituale occidentale, non altrettanto sana.
Sono state valutate le variabili quali: sintomi depressivi, tono dell'umore attuale, autoefficacia, e memoria. Anche l’aderenza alla dieta è stata monitorata. Dai risultati è emerso che, in confronto all’inizio dell’esperimento, il gruppo sottoposto alla dieta sana ha riportato un numero di sintomi depressivi significativamente più basso rispetto al gruppo di controllo.
Lo studio di per sé non è naturalmente sufficiente per poter affermare che la depressione possa essere “curata” cambiando alimentazione. Tuttavia suggerisce che il cambiamento delle abitudini alimentari verso il cibo sano possa essere un buon alleato nell’attenuazione dei sintomi.
Fonti:
¹ Francis HM, Stevenson RJ, Chambers JR, Gupta D, Newey B, Lim CK (2019) A brief diet intervention can reduce symptoms of depression in young adults – A randomised controlled trial. PLoS ONE 14(10): e0222768. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0222768
² Lai, J. S., Hiles, S., Bisquera, A., Hure, A. J., McEvoy, M., & Attia, J. (2013). A systematic review and meta-analysis of dietary patterns and depression in community-dwelling adults. The American journal of clinical nutrition, 99(1), 181-197.
Pic credits: @enginakyurt
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- Depressione e microbioma intestinale: due studi confermano la correlazione
Gli antidepressivi riducono l'empatia?
Uno studio rileva una diminuzione dell’empatia in chi assume antidepressivi. 💊
La combinazione di psicoterapia e terapia farmacologica, in particolari condizioni come la Depressione Maggiore, è attualmente il trattamento più efficace. Ma come tutti i farmaci, esistono effetti collaterali che è opportuno riconoscere e valutare, nel percorso terapeutico.
Un nuovo studio ha confrontato due gruppi di soggetti, uno affetto da Depressione Maggiore e uno di controllo, e li ha sottoposti a una risonanza magnetica funzionale (fMRI) e a una valutazione cognitiva (l’assunzione di una prospettiva diversa dalla propria) e affettiva (emozioni spiacevoli). Tra i due gruppi, non sono state rilevate differenze.
Dopo 3 mesi di trattamento farmacologico antidepressivo (principalmente farmaci SSRI) nel gruppo sperimentale, si è notato un abbassamento nell’empatia dei soggetti (misurato attraverso dei videoclip progettati per stimolare reazioni empatiche).
Questi risultati non suggeriscono naturalmente di evitare i farmaci, ma evidenziano come il trattamento psicologico si configuri come il meno invasivo, il più sicuro per la salute, e il più efficace; il ricorso farmacologico (limitato nel tempo, coerentemente con il protocollo adottato dai clinici di riferimento) rimane finora l’ausilio d’elezione in condizioni particolarmente difficili.
Fonti:
¹ Rütgen, M., Pletti, C., Tik, M., Kraus, C., Pfabigan, D. M., Sladky, R., ... & Lanzenberger, R. (2019). Antidepressant treatment, not depression, leads to reductions in behavioral and neural responses to pain empathy. Translational psychiatry, 9(1), 164.
L’inquinamento potrebbe renderci depressi e bipolari
Un nuovo studio mette in evidenza una correlazione tra inquinamento e aumento di disturbi neuropsichiatrici 🏭☠️ 🧠#psicologia #scienza #science #neuroscience #neuroscienze #depressione
Gli sperimentatori hanno eseguito un’analisi esplorativa sui dati provenienti dall’EPA, l’agenzia di protezione ambientale degli USA, riguardanti gli indici di qualità ambientale a livello locale, e sui dati a livello individuale di esposizione all’inquinamento raccolti in Danimarca. I due dataset sono indipendenti e molto ampi: 151 milioni di individui per gli USA, e 1.4 milioni per la Danimarca.
I dati sono stati utilizzati nello studio dell’associazione tra esposizione all’inquinamento e il rischio di sviluppo di disturbi neuropsichiatrici. Dai risultati si evince una significativa associazione tra l’inquinamento e l’aumento di disturbi neuropsichiatrici.
Secondi i ricercatori, gli agenti inquinanti potrebbero avere un impatto sul nostro encefalo agendo attraverso processi neuroinfiammatori già noti per causare, in modelli animali, fenotipi simil-depressivi.
Sono invece ampiamente comprovati gli effetti positivi su umore, stress, derivanti dal passare un po’ di tempo nella natura², al punto da migliorare anche le performance cognitive, come l’attenzione³.
Fonti:
¹ Khan A, Plana-Ripoll O, Antonsen S, Brandt J, Geels C, Landecker H, et al. (2019) Environmental pollution is associated with increased risk of psychiatric disorders in the US and Denmark. PLoS Biol 17(8): e3000353. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.3000353
² Fredrickson, B., and Levenson, R. (1998). Positive emotions speed recovery from the cardiovascular sequelae of negative emotions. Cogn. Emot. 12, 191–220. doi: 10.1080/026999398379718
³ Berman, M., Jonides, J., and Kaplan, S. (2008). The cognitive benefits of interacting with nature. Psychol. Sci. 19, 1207–1212. doi: 10.1111/j.1467-9280.2008.02225.x
L'alimentazione incide sulla salute mentale?
"Dimmi quello che mangi e ti dirò se sei depresso". Una nuova ricerca approfondisce il rapporto tra alimentazione e salute mentale.
Che l'intestino sia un secondo cervello è ormai condiviso. Sappiamo che ciò che mangiamo influenza le nostre emozioni, e che lo stile di vita nel suo complesso influisce sul nostro benessere psicofisico.
Diversi studi concordano sulla correlazione tra dieta e salute mentale. Per esempio, un aumento nel consumo di zuccheri è stato associato al disturbo bipolare, mentre cibi a base di cereali raffinati si è visto essere associati a depressione.
Un recente studio ha estrapolato risultati simili. Sono stati utilizzati i dati provenienti da sondaggi alla popolazione californiana, condotti dal 2005 al 2015 come iniziativa del California Health Interview Survey. Tali dati includono informazioni di tipo socio-demografico, lo stato di salute e i comportamenti salutari di circa 27.7 milioni di adulti.
Dai risultati è emerso che uno stato di stress psicologico moderato o severo è associato a una minore assunzione di frutta e di verdure, e a un aumento invece nel consumo di patatine fritte, cibo da fast food, bibite gasate, e zuccheri semplici.
Sebbene la correlazione sia puramente statistica, è plausibile pensare sia che vivere difficoltà psicologiche possa portare a un cattivo stile di vita alimentare, sia viceversa, cioè che il microbioma di un individuo possa influenzare la nostra salute psichica, oltre che fisica. Tuttavia la ricerca in questo campo non è ancora chiara. Nel dubbio, però, meglio mangiare un po' più di frutta e verdura.
Fonti:
- Banta, J. E., Segovia-Siapco, G., Crocker, C. B., Montoya, D., & Alhusseini, N. (2019). Mental health status and dietary intake among California adults: a population-based survey. International Journal of Food Sciences and Nutrition, 1-12.










































