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Il sé concettualizzato

 



💭 Che immagine hai di te stesso? E pensi sia oggettiva? Il sé concettualizzato è un po' questo, ma anche tanto altro: spesso ci blocca dal fare le cose nella vita. Lo racconto sinteticamente in questo video, con qualche esempio.

🎥 Il video è disponibile anche su:
- YouTube: https://youtu.be/GdyFZYGInWY
- IG 📷 @federicorussopsi
- FB 👥 @federicorussopsicologo

Essere schiavo delle opinioni altrui


In nessun modo i pareri altrui (per esempio una critica non chiesta o una mortificazione) possono influire sulla tua vita, a meno che non sia tu a permetterlo (credendoci o auto-colpevolizzandoti). Sebbene sia spesso una reazione automatica, con un buon training è possibile riconquistare la propria autonomia decisionale e compiere scelte proprie e consapevoli, senza piegarsi al volere altrui.

Hai il diritto di essere te stesso

Per paura di fare una brutta figura, di essere rifiutati, criticati, o per far colpo su una persona, è facile tendere a cambiare il proprio comportamento, a non esprimere le proprie effettive opinioni. In poche parole, non siamo noi stessi. Possiamo scegliere di cambiare parti di noi di cui non siamo soddisfatti o che ci impediscono di raggiungere degli obiettivi importanti, ma affinché possiamo essere felici, la decisione deve partire da noi, dev’essere cioè una nostra esigenza, e non dall’esterno, cioè non siamo tenuti a cambiare per piacere agli altri. La persona con cui passiamo l’intera vita siamo prima di tutto noi stessi, e accettarci per come siamo ed esprimerci liberamente è il passo più importante per vivere con serenità.

Hai il diritto di dire 'no' senza sentirti in colpa


Quante volte, per paura di sembrare maleducati o di ferire l’altra persona, abbiamo detto “sì” sacrificando in realtà le nostre effettive intenzioni? Per esempio accettare di uscire, proprio quella sera in cui siamo stanchi e vorremmo rimanere a casa a vedere quel film che abbiamo rimandato da tempo. O accettare a svolgere un compito che non spetta a noi e che non vorremmo fare. O rimanere a lavoro ben oltre l’orario stabilito contrariamente alla nostra volontà e all’effettiva necessità.
A spingerci a dire “sì” quando non vorremmo è in genere la paura e il senso di colpa. La paura di essere rifiutati e svalutati dall’altro, il senso di colpa per aver causato disagio con la nostra indisponibilità. La tentazione a essere accondiscendenti è forte, e i sentimenti di paura e colpa sono così forti da avere spesso la meglio. Com’è possibile sfuggire a questa “trappola” della mente? Il primo passo è esserne consapevoli.
Chiediamoci: voglio davvero acconsentire? Sto facendo un favore, un regalo altruistico, o voglio solo evitare uno stato d’animo spiacevole? È importante sperimentare questo stato d’animo nonostante possa portarci sofferenza, sforzarsi di dire “no” e dare importanza anche e soprattutto ai nostri interessi, piuttosto che favorire unicamente quelli altrui, e riappropriarci così della nostra vita.

Hai il diritto di prescindere dal benevolere degli altri


Le nostre scelte e le nostre opinioni possono non essere condivise dagli altri. Pazienza: piegarsi al volere degli altri per ottenere la loro approvazione può darci una piccola gratificazione immediata o alleviarci dall’ansia sociale, ma a quale costo? A costo della nostra dignità, a costo dei nostri diritti, della nostra volontà, dei nostri interessi. Essere assertivi si manifesta soprattutto nelle piccole cose: se al supermercato qualcuno salta la fila per passarci davanti senza alcuna vera necessità e senza chiederci il permesso, abbiamo il diritto di rivendicare educatamente il nostro posto, anche a costo di non risultare “simpatici” all’approfittatore di turno. Ciò è possibile tenendo a mente che ognuno di noi vale quanto e non meno degli altri, e che non possiamo piacere a tutti, e va benissimo così: non dobbiamo dimostrare niente, ma vivere con serenità rispettando in egual modo gli altri e noi stessi.

Hai il diritto di fare errori


“Ho fatto un errore”, “Ho commesso uno sbaglio”, è ciò che tendiamo a dire, ma inconsapevolmente pensiamo: “Non avrei dovuto assolutamente fare così”, “Avrei dovuto fare in quest’altro modo”. Un modo più sano di “pensare” gli errori potrebbe essere: “Ho fatto la scelta che al momento mi è sembrata più adeguata, e ora mi rendo conto che non lo è stata. Non fa niente, grazie a quest’esperienza ho imparato qualcosa. Cercherò di agire diversamente, la prossima volta”. Se potessimo prevedere il futuro o tornare indietro nel tempo, gli errori non esisterebbero. Commettere degli errori non implica che siamo dei “falliti”: possiamo commettere errori in continuazione, ma in nessun modo ciò può togliere valore alla nostra persona. Temere di sbagliare porta a bloccarci, e l’inattività non ci permette di raggiungere i nostri obiettivi. Accettiamo la possibilità di commettere errori: è un “rischio” che vale la pena correre, per essere felici.

Hai il diritto di fare le tue scelte, anche se sbagliate

Non possiamo prevedere il futuro, altrimenti non parleremmo di scelte sbagliate. E non possiamo avere a disposizione tutti gli elementi che ci garantiscano il 100% di successo: non possiamo sapere se il/la partner sarà quello/a giusto/a, se quella facoltà universitaria ci piacerà, se quel lavoro ci soddisferà o se è opportuno lasciarlo, se è il momento giusto per avere figli, se il trasferimento in una nuova città porti benefici.
Quello che possiamo fare è solo scegliere ciò che al momento ci sembra più giusto, rispetto alle nostre riflessioni. È importante mettere da subito in conto che nessuna scelta potrà mai essere giusta al 100%: il nostro compito è fare del nostro meglio e affrontare ciò che accade, senza guardare indietro più di tanto. Accettare con serenità che le nostre scelte possano anche essere sbagliate ci allevierà dalla paura e dall’ansia, sgombrando la mente e aiutandoci a minimizzare gli errori e, soprattutto, a vivere con tranquillità eventuali sbagli.

Il giudice supremo del tuo comportamento sei tu stesso

Essere schiavi dei giudizi altrui è un po’ come essere una bandiera, sballottata da una parte all’altra dal vento: non si trova mai una direzione e qualsiasi scelta non sarà mai giusta. Ci si sente tristi e arrabbiati perché ogni comportamento non sarà mai adeguato, si è portati a pensare di sbagliare ogni volta, di non essere mai all’altezza, di non farne mai una giusta. E l’autostima, di conseguenza, cade, così come la fiducia in sé.
È giusto valutare le opinioni altrui e valutarne i suggerimenti, ma la decisione del nostro comportamento spetta solo a noi e nessuno ha il diritto di giudicarlo. Siamo noi i responsabili della nostra crescita personale, che procede naturalmente per tentativi ed errori.