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Il contatto romantico come ansiolitico naturale



Il contatto fisico affettuoso è un antico e potente ansiolitico naturale.
Gli effetti delle coccole ricalcano quelli infantili dell'attaccamento verso la figura genitoriale, che interessa non solo gli esseri umani ma i mammiferi (e non solo), e il tipo di attaccamento formatosi tende a stabilizzarsi per tutta la vita.

🤗 Una ricerca¹ ha rilevato non solo gli effetti positivi del contatto fisico giornaliero da parte del partner (come soddisfazione e vicinanza), ma anche che a beneficiare maggiormente è il ricevente delle coccole (con sentimenti di comprensione, validazione, e cura).

💡 Inoltre si è visto che nelle persone con un attaccamento di tipo ansioso, gli effetti apparirebbero più forti, e che paradossalmente i benefici interessavano anche persone con attaccamento evitante, nonostante dichiarassero di non desiderare il contatto fisico romantico.


Fonte:
📄 ¹ Carmichael, C. L., Goldberg, M. H., & Coyle, M. A. (2020). Security-based differences in touch behavior and its relational benefits. Social Psychological and Personality Science, 1948550620929164.


Gli uomini manifestano l'ansia in maniera diversa


Irritabilità, dolori muscolari, alcol: ecco come si manifesta l’ansia negli uomini. #psicologia #ansia

Ognuno di noi ha un suo modo di esprimere i propri stati d’animo, che non sempre coincide con quello degli altri. L’espressione delle emozioni è infatti pesantemente influenzata dalla cultura: cioè dalla pressione che la società esercita sull’individuo e che lo porta a esprimersi secondo modalità “accettate”. Basti pensare a quei genitori che dicono al figlio: “Non piangere come una femminuccia”, delineando quindi già delle regole - ma sminuendo le emozioni della persona).
In ambito clinico si è notato come le lamentele maschili riguardo a mal di testa, insonnia, dolori muscolari o dolori diffusi, siano in realtà manifestazioni di uno stato ansioso. Gli uomini tendono con più probabilità a fronteggiare il disagio attraverso il ricorso ad alcol¹ o altre sostanze, ma anche con rabbia e irritabilità. Comportamenti “virili” e di conseguenza erroneamente accettati dalla società.
In una ricerca² per esempio si è visto che sebbene l’ideazione suicidaria sia comune nella depressione, il passaggio all’atto è più probabile in individui che soffrono di grave ansia, PTSD o uso di sostanze.
Inoltre, è diffusa la tendenza culturale (maschilista) di considerare le difficoltà psicologiche come segno di debolezza, così come la ricerca di supporto. Ciò non fa altro che peggiorare la situazione di chi soffre, intrappolato dalle difficoltà psichiche e dallo stigma sociale. La terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata da anni il metodo d’eccellenza per il trattamento dell’ansia: facile da attuare, la sua efficienza è comprovata, e i benefici sono pressoché immediati.


Fonti: 
¹ Xu, Y., Schneier, F., Heimberg, R. G., Princisvalle, K., Liebowitz, M. R., Wang, S., & Blanco, C. (2012). Gender differences in social anxiety disorder: Results from the national epidemiologic sample on alcohol and related conditions. Journal of anxiety disorders, 26(1), 12-19.
² Nock, M. K., Hwang, I., Sampson, N. A., & Kessler, R. C. (2010). Mental disorders, comorbidity and suicidal behavior: results from the National Comorbidity Survey Replication. Molecular psychiatry, 15(8), 868.

Depressione e microbioma intestinale: due studi confermano la correlazione



Due nuove ricerche evidenziano una forte correlazione tra #depressione e il microbioma intestinale 🦠 🔬  #psicologia #alimentazione #food #scienza

La serotonina è uno dei principali neurotrasmettitori responsabili del buonumore, e la cui carenza è associata a depressione: sebbene la serotonina esplichi tali effetti nel sistema nervoso centrale, il 90% di essa viene prodotta dalle cellule enterocromaffini nello stomaco e nell’intestino tenue. Ciò suggerisce un ruolo non indifferente dell’intestino, denominato “il secondo cervello”, nella regolazione del tono dell’umore e in altre funzioni.
Il corpo non è in grado di produrre autonomamente la serotonina, ma la trasforma a partire da un precursore, il triptofano, che si trova in abbondanza in diversi cibi, come cioccolato, avena, banane, arachidi, e nei latticini.

In uno studio¹ si è visto che la carenza di serotonina nei neuroni intestinali può portare a stipsi, in modelli murini, cioè su topi da laboratorio.

In un secondo studio², invece, è emerso che il trasferimento di batteri intestinali da un topo con un comportamento depressivo in uno sano, porta quest’ultimo a esibire analogamente comportamenti depressivi.

Questi studi dimostrano che le ricerche dovrebbero concentrarsi non solo sul cervello, ma anche sul nostro “secondo cervello”, per comprendere meglio i disturbi dell’umore e il ruolo dell’intestino, nonché dell’alimentazione.

Fonti:
¹ https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0016508519367150 (in stampa)
² Pearson-Leary, J., Zhao, C., Bittinger, K., Eacret, D., Luz, S., Vigderman, A. S., ... & Bhatnagar, S. (2019). The gut microbiome regulates the increases in depressive-type behaviors and in inflammatory processes in the ventral hippocampus of stress vulnerable rats. Molecular psychiatry, 1

4 conseguenze debilitanti dell’ansia sul corpo!


  • Esaurimento: l’ansia porta a prevedere un pericolo che ancora non c’è, e che richiede che tu ti pre-occupi di questa minaccia. Il pericolo ci fa produrre adrenalina, un ormone che aiuta ad affrontare i pericoli (a scappare, per esempio). Se il pericolo non arriva mai, l’organismo mobilita le energie per tutto il tempo finché non si esauriscono, dando un senso di intensa stanchezza, dopo il quale si ritornerà “attivi” verso il pericolo (ma sempre più stanchi).
  •  Malattie del cuore: Lo stato di ansia continuo porta a prolungati periodi di frequenza cardiaca superiore alla norma e pressione alta. Se si soffre già di una condizione cardiaca, secondo gli studi un disturbo d’ansia raddoppia le possibilità di avere un infarto.
  • Rigidità e dolori muscolari: come i nostri antenati, un pericolo ci porta automaticamente a essere preparati alla lotta o alla fuga: i nostri muscoli si contraggono come per scappare o attaccare, ma il pericolo non è presente, è nel futuro, solo che il corpo non lo sa e si comporta come se fosse sempre presente! Alla lunga, stati di contrazione muscolare continua possono portare a rigidità, indolenzimento, infiammazioni.
  • Appetito: l’ansia può portare a inappetenza (per es. come effetto della CCK, la colecistochinina, un ormone prodotto soprattutto in seguito alla paura, e che controlla diverse funzioni dell’apparato digerente), talvolta al contrario stimola troppo l’appetito (spesso associato a umore depresso)
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#psicologia #ansia #anxiety #corpo #salute #benessere #infografica #scienza

Bruttezza e inadeguatezza: convinzioni irrazionali che possono rovinare la vita


Qui il video: https://youtu.be/t8JLvckJcb8
Molti di noi si sentono brutti. O, al limite, "non abbastanza belli". Addirittura, c'è chi si dà un voto (come nel video: "Sotto il 7 non è vita").
In alcuni casi, però, l'insoddisfazione per il proprio aspetto può acutizzarsi e cronicizzarsi, diventa una specie di ossessione che rende la vita un inferno fatto di vergogna, rabbia e frustrazione.
Queste convinzioni nascono da ragionamenti fallaci basati su esperienze di vita spiacevoli: non serve nemmeno sperimentare una vera e propria delusione diretta, come un'aperta critica verso il proprio aspetto fisico. Può bastare anche la sola apparente percezione di rifiuto o svalutazione, per innescare un meccanismo autosvalutante.
Per esempio, in una festa ci si può sentire inadeguati perché non si conosce nessuno, e i pochi amici si uniscono in gruppi di persone nuove con cui si ha timore di entrare in contatto, per paura di sembrare stupidi, goffi, noiosi, ecc.
Tutto ciò avviene nella mente: sono solo assunzioni, ipotesi che il più delle volte non vengono confermate. E l'evitamento porta solo a una conferma di queste assunzioni sbagliate, arrivando al punto che si rifiuta qualsiasi disconferma esterna (nel servizio del programma Rai, verso la fine, il giornalista dice a Fabio 'Barbafissa': "Tu non sei brutto", ma quest'ultimo fa spallucce e risponde: "Ognuno si percepisce a modo proprio").
Valutazioni erronee di questo tipo possono portare anche a sviluppare una dismorfofobia, una eccessiva e irrazionale preoccupazione per il proprio aspetto corporeo (può riguardare uno o più caratteristiche fisiche: nel video, si parla delle dimensioni del polso, "poco mascolino" se piccolo, o addirittura dei capelli!). Nei casi più gravi, non si esce nemmeno di casa per evitare ulteriore dolore.
Chi sperimenta questo tipo di condizione soffre profondamente, una sofferenza che si riaccende in varie situazioni sociali che, per questo motivo, vengono spesso evitate (lavorare in contesti di gruppo o con altre persone, prendere i mezzi pubblici, fare la fila alla posta, andare a lezione a scuola o all'università, ecc.).
Come per la maggior parte delle difficoltà psicologiche, capita che chi presenta questo tipo di difficoltà non riceva comprensione, sostegno e aiuto da parte di altri ma, al contrario, critiche, accuse, offese, o incoraggiamenti verso un ragionamento erroneo, che non fanno altro che peggiorare la condizione.
Ne sono un esempio alcuni commenti al video:



È importante rivolgersi a un professionista per poter uscire da questo carcere di sofferenza e inadeguatezza, così da poter ritornare a godere delle relazioni e della quotidianità, che il senso di inadeguatezza impedisce di vivere in maniera soddisfacente.

3 benefici dell'ammalarsi


1. È il segnale che dobbiamo fermarci.
Spesso ci troviamo pieni di impegni e di preoccupazioni, facciamo più di quello che dobbiamo fare o, al contrario, ci condanniamo perché non facciamo ciò che dovremmo: consumiamo troppe energie, anche solo nel rimuginare, al punto che il corpo non tiene il passo e si ammala (lo sa bene per esempio chi soffre di patologie come la colite ulcerosa). Diversi studi¹² evidenziano come lo stress psicologico cronico sia predittivo di malattia, influendo sul sistema immunitario in maniera dannosa.
2. “Costringe” a riflettere su di sé.
Un’influenza può abbatterci al punto da farci stare a letto senza le energie di fare alcunché… Tranne riflettere. Nella nostra quotidianità la nostra attenzione è sempre rapita da mille impegni. Alcune persone trascurano l’introspezione, non si domandano come si sentono, cosa pensano, e rimangono in balia delle emozioni e degli eventi. L’intelligenza emotiva va allenata come gli altri tipi di intelligenza, e fermarsi un attimo a chiedersi: “Come mi sento? Cosa sto pensando?” è un’ottima strategia.
3. Ci fa apprezzare quello che diamo per scontato.
Non apprezziamo ciò che abbiamo finché non lo perdiamo. Persino il semplice respirare, un atto così automatico, quando viene compromesso da un raffreddore, ci cambia completamente la giornata. La mindfulness sottolinea come vivendo nel presente, percependo il mondo come per la prima volta, apprezzando le piccole cose che diamo per scontate, possiamo diventare più consapevoli e ottenere una grande serenità dal mondo che ci circonda.
#psicologia #curiosità #influenza #febbre

¹ Ronaldson, A., Gazali, A. M., Zalli, A., Kaiser, F., Thompson, S. J., Henderson, B., ... & Carvalho, L. (2016). Increased percentages of regulatory T cells are associated with inflammatory and neuroendocrine responses to acute psychological stress and poorer health status in older men and women. Psychopharmacology, 233(9), 1661-1668.

² Segerstrom, S. C., & Miller, G. E. (2004). Psychological stress and the human immune system: a meta-analytic study of 30 years of inquiry. Psychological bulletin, 130(4), 601.

Vergogna e inadeguatezza per il proprio corpo: la sindrome da spiaggia

L'importanza che le persone di solito danno all'aspetto del proprio corpo non è così alta, finché non arriva l'estate, il periodo in cui, sotto la pressione sociale e ambientale, si è "costretti" a esibirlo in spiaggia o all'aperto.
Immediatamente arrivano i rimorsi: "Avrei dovuto mangiare meno", "avrei dovuto fare più attività", "dovrei cominciare a correre". Inevitabile è anche la percezione negativa del proprio corpo, troppo grasso, troppo magro, poco muscoloso, poco sodo, troppo pallido.
Che la percezione del proprio aspetto sia accurata o alterata da aspettative irrealistiche, in alcuni può insorgere una tristezza e un'angoscia che potrebbe poi ripercuotersi sulla propria autostima, e sfociare in una costante angoscia dominata da pensieri del tipo: "Non sono bello come gli altri, quindi non valgo", "Non sono all'altezza di ... perché non ho il fisico giusto", "Qui sono fuori posto, non sono come gli altri".

Comportamenti a rischio: a cosa fare attenzione
Alcuni possono reagire iniziando un'intensa attività fisica: fare sport è sempre salutare, ma se la motivazione è prettamente estetica e finalizzata alla spiaggia, c'è il pericolo di esagerare, compromettere la propria salute, e non raggiungere il risultato estetico sperato, di solito troppo elevato e impensabile da raggiungere in un paio di mesi.

Altre persone potrebbero reagire in maniera opposta. Invece di impegnarsi a cambiare il proprio aspetto, si affliggono e si considerano "spacciati", fanno false previsioni secondo cui "non riusciranno mai" a cambiare il proprio aspetto. Continuano a mangiare in maniera inadeguata, trascurando quindi un'alimentazione salutare, che non andrebbe seguita solo in vista dell'estate ma che dovrebbe far parte dello stile di vita. 
Ancora, potrebbero svalutarsi totalmente solo in funzione del proprio peso o del proprio aspetto. Questo è ovviamente un errore: noi non siamo il nostro peso, siamo ovviamente molto di più, e non è possibile svalutarsi solo in relazione a un mero numero. 

Utili strategie per affrontare queste situazioni
È importante, prima di tutto, dare una priorità alle cose.
Se il proprio aspetto comporta anche delle problematiche mediche, come l'obesità (che può portare a problemi cardiovascolari, diabete, ecc.), allora è opportuno che la salute sia l'obiettivo principale. Ponendosi questo come "traguardo", e impegnandosi per raggiungerlo, la preoccupazione circa l'aspetto fisico verrà meno, e anche il senso di inadeguatezza potrà essere "sopportato" per un obiettivo di ordine più elevato.
Se invece non ci sono complicanze mediche ma solo inestetismi, si può adottare un approccio di problem solving del tipo:
È modificabile? 
1) Se sì, allora si può anche valutare un intervento appropriato, che sia di tipo estetico o anche uno specifico programma sportivo.
2) Se no, chiediamoci: affliggersi e rimproverarsi per qualcosa di cui non si ha controllo, in che maniera può cambiare la situazione? Molto probabilmente in nessuna. Evitare di esporre l'area "incriminata" può essere una soluzione, ma se tale soluzione non è realizzabile o si traduce per esempio nel fare il bagno in t-shirt, o addirittura declinare qualsiasi invito pur di non vivere quell'angoscia, allora questo significa che tali strategie portano la persona a isolarsi o a vivere con difficoltà qualsiasi situazione che possa mettere in vista l'inestetismo.

Un modo più realistico e benefico di pensare, se si ha un inestetismo non modificabile, è prenderne atto e accettarlo. "Sì, ho questo inestetismo, non posso modificarlo e non ho alcuna responsabilità o controllo rispetto ad esso. Ciò nonostante, l'inestetismo non mi rappresenta come persona, è solo uno degli aspetti che mi caratterizzano, e di certo non è un motivo sufficiente per impedirmi di vivere la vita con serenità e soddisfazione."